Scuola di tecnica del Canto lirico

Curiosità

 
"La musica è l'esempio unico di ciò che si sarebbe potuto dire, se non ci fosse stata l'invenzione del linguaggio, la formazione delle parole, l'analisi delle idee, la comunicazione delle anime."A.R.
 
Nello Santi
«Non sono depositario della tradizione. Il cuore dell’opera si chiama stile ed è immutabile.»
 
Gioacchino Rossini

"Quello che è l'amore per l'anima è l'appetito per il corpo. Lo stomaco è il maestro che dirige la grande orchestra delle nostre passioni. Mangiare, amare, cantare, digerire sono i quattro atti di quell'opera comica che è la vita. 

 Le quattordici regole essenziali per essere un buon
Maestro di Canto (Blanche Marchesi)

   
Molto spesso non si può dire che un buon insegnante sia conosciuto solamente dai suoi risultati.   Un   solo allievo  che diventa celebre non è sufficiente per dire bene di un metodo,  una rondine non fa primavera!   È dagli esiti  e dai numeri di quel metodo che dovrebbe essere  giudicato, io non so molto della formazione delle voci  ma mi è noto che  molti insegnanti preferiscono rivolgersi all'addestramento e alla preparazione di moltitudini di voci, orientandosi al miglior vantaggio economico.
Le quattordici regole essenziali per essere un buon maestro di canto sono:
1. Avere cantato ma non essere stato necessariamente  un famoso cantante.
2. Avere studiato  e appreso da  un Maestro di grande scuola .
3. Avere sentito i grandi artisti.
4. Possedere la genialità e  la competenza per impartire “conoscenza”.
5. Amare la professione .
6. Essere  musicista.
7. Conoscere la musica vocale antica e moderna.
8. Essere capace di insegnare a cantare tutti i tipi di musica: opera, oratorio, musica sacra, canzoni, parti singole di canto, ecc.
9. Conoscere la più importante letteratura del mondo.
10. Sapere, almeno, le quattro lingue principali.
11. Essere  interessati alle varie espressioni dell’arte.
12.   Possedere una inclinazione nell’ambito della  fisiologia, della psicologia e delle patologie del canto e, se possibile, la predisposizione e la sensibilità di intuire, se voce, anima e corpo potranno essere  in accordo perfetto.
13. Avere l’energia necessaria per guidare gli allievi.
14. Pazienza
Quest’ ultima è una delle virtù più rare ma necessarie per un buon insegnante….Solamente colui che conosce precisamente le difficoltà potrà aiutare, colui che sarà in grado di giudicare intelligenza e le capacità di chi ha di fronte potrà avere la pazienza per indicargli, ogni giorno, i suggerimenti per dominare gli errori e proseguire nel giusto cammino. Lo studio serio è un  lungo percorso pieno di ostacoli e difficoltà di tutti generi . Io non desidero insistere sull'ignoranza che regna sul mondo del canto , poche persone ammettono e sanno che lo studio richiede  strumenti importanti, anni di pazienza senza fine; molti, invece, si aspettano sia insegnato loro a cantare in alcune settimane. Nel cantare il corpo umano e cervello devono lavorare simultaneamente… Solamente tempo e pazienza possono portare a termine un addestramento fisico-vocale perfetto,  gli atleti sanno quanto tempo,  muscoli e nervi, prendono per acquisire abilità e tenace persistenza. Può essere che un bravissimo insegnante un giorno si senta triste o indisposto. Sarebbe davvero troppo  chiedere a un essere umano di essere sempre perfettamente equilibrato e temprato ogni giorno di vita sua.

“ La scuola di canto del Conservatorio Rossini di Pesaro”

di Enzo Vecchiarelli

 

 

Dall'inizio del nuovo secolo all'attività di Arturo Melocchi, di Fabriano, come Elisa Petri, era Rinalda Pavoni. Nata nel 1885, essa entrò nella classe della signora Bordato-Renzi nel gennaio 1902 e dal 1904 proseguì gli studi con la professoressa Brambilla-Ponchielli.

Ancora allieva, partecipò alle commemorazioni per il 150° anniversario della nascita di Mozart nel maggio 1906, riscuotendo molto successo. Debuttò a Savona nel 1907, anno della licenza, nell'opera I Pagliacci e i principali teatri la videro interprete di prim'ordine. Ritiratasi dalle scene nel 1922, venne chiamata l'anno successivo al Liceo Rossini, dove rimase ad insegnare fino al 1955, annoverando come allievi Franco Corelli, Marcella Pobbe, Giuseppe Morresi, Angelo Bartoli, Marcella Govoni, Paola Mantovani.

Nel settembre 1904 i maestri di Canto Campana e Bordato-Renzi venivano dispensati dal loro ufficio dall'Amministrazione del Liceo. Un episodio piuttosto increscioso, ma in un certo senso previsto. Nel darne notizia «L'Adriatico» del 29 settembre 1904 affermava infatti che l'andamento della Scuola di Canto era deplorevole e che, in relazione a ciò, si vantava di aver messo sotto accusa da tempo i due maestri, difesi invece da giornali concor­renti come «II Progresso» e «La Sveglia». Ne nacque una polemica piuttosto accesa e per circa un anno e mezzo dopo tale fatto l'«Adriatico» non fece più accenni ai corsi di Canto del Liceo.

Nei tre anni scolastici compresi tra il 1904 e il 1907 la cattedra di Canto femminile fu occupata dalla signora Teresa Brambilla-Ponchielli e quella maschile dai professori Enrico Rosati (2 anni) e Federico Bugamelli (un solo anno).

La Brambilla-Ponchielli, soprano drammatico, che si era prodotta nei maggiori teatri italiani ed europei, nel 1872 aveva interpretato la parte di Lucia nella nuova elaborazione de I Promessi sposi allestita da Amilcare Ponchielli per l'inaugurazione del Teatro Dal Verme di Milano. In quell'occasione essa ebbe modo di conoscere il compositore, del quale divenne moglie. Interpretò tutte le opere del marito e Giuseppe Verdi la diresse a Genova (1875-1876) nell'Aida. Prima della sua venuta a Pesaro aveva insegnato a Ginevra. Due nuovi insegnanti si insediarono poi nell'anno scolastico 1907-1908: si trattava di Edvi-ge Ghibaudo e di Giuseppe Bràcci, docenti tra i più colti e preparati di quel tempo. Edvige Ghibaudo si era imposta per diversi anni sulle scene di teatri come La Scala di Milano e il San Carlo di Napoli. Aveva iniziato la carriera didattica a Roma e in occasione del suo arrivo a Pesare nel 1908 «La Cronaca Musicale» ne ricordava l'attività di cantante dalla voce eccezionalmente estesa e adatta a sostenere ruoli di mezzosoprano e soprano. La sua nomina venne caldeggiata da Arturo Toscanini con un telegramma ad Amilcare Zanella, direttore del Liceo, in cui si esaltavano le doti di eccellente artista e la cultura della Ghibaudo. Pure la celebre cantante Regina Pinkert, in una lettera a Zanella, poneva l'accen­to sulle stesse motivazioni. La Ghibaudo sostenne tuttavia un regolare esame, voluto dal­l'Amministrazione del Liceo per verificarne gli effettivi meriti.

Tra le sue allieve ci fu una cantante pesarese, la cui carriera è sintomatica di una situazione ancora viva negli anni Venti-Trenta: si tratta del soprano Anita Mazza, ammessa al Liceo nell'ottobre del 1922.

A quel tempo agenzie e compagnie teatrali prelevavano dietro consiglio degli insegnanti di Canto le giovani promesse e ciò consentiva ad alcuni allievi di entrare in contatto sin dai primi anni di studio con la realtà del teatro d'opera.

Così fu per Anita Mazza, che, dopo avere studiato per circa un triennio dapprima con la Ghibaudo e poi con la Pavoni, fu chiamata infatti da una compagnia con la quale raggiunse il Sud America. Da allora girò diverse parti del mondo, cantando anche a fianco di Toti dal Monte, Lina Pagliughi e Maria Caniglia, e interpretando inoltre innumerevoli ruoli da protagonista.

Di Giuseppe Bràcci, che aveva altresì intrapreso gli studi di Giurisprudenza, va sottolineata la preparazione globale nell'ambito musicale, essendo egli, oltre che insegnante (era stato didatta già a Milano) pure pianista, organista e direttore d'orchestra. Purtroppo, dopo soli cinque anni di permanenza al Liceo, Bràcci moriva. Zanella si occupò della sua successione e si recò a Milano nella speranza di trovare un maestro di Canto degno del suo predecessore, un musicista, insomma, preparato e completo.

In una lettera del gennaio 1912, Zanella scriveva dal capoluogo lombardo al Presidente del Liceo: «II professor Melocchi credo potrà sostituire degnamente il professor Bràcci». In quello stesso mese Arturo Melocchi iniziava l'insegnamento al Liceo, dove rimase inin­terrottamente fino al primo maggio 1941.

Bergamasco, buon pianista, aveva studiato Canto al Conservatorio di Milano nonché Com­posizione e Laringoiatria. Parlava correttamente inglese, francese e russo e per tre anni aveva insegnato Canto presso istituti musicali di Shangai e Hong-Kong. Continuò poi questa sua attività presso il Conservatorio milanese. La sua lunga permanenza a Pesare gli permise di formare numerosi artisti, e, tuttavia, egli non ebbe vita facile: il suo metodo era infatti piuttosto discusso e ritenuto da alcuni addirittura violento.

Successivamente ad una ispezione del Ministero della Pubblica Istruzione, guidata da Um­berto Giordano nel 1941 al Liceo Rossini, divenuto in quello stesso anno Regio Conserva­torio, in un documento conservato nell'Istituto si dichiara che «il professor Arturo Melocchi dovrà essere collocato in pensione, dato che la commissione ispettiva, venuta a suo tempo a Pesare per l'accertamento dei requisiti voluti per la regificazione, ha dato, in merito alla sua nomina, un parere tale che la sua assunzione non è stata possibile». Melocchi, in un documento indirizzato allo stesso Ministero, datato 31 agosto 1945, faceva ricorso per la riammissione all'insegnamento: «Sono stato sospeso senza alcun preavviso e soltanto a seguito di invito verbale da parte dell'avvocato Michelini-Tocci, allora Presidente del Liceo Rossini (...). A persone, che si erano interessate per conoscere le motivazioni della mia sospensione, fu riferito che questa doveva ascriversi ai miei sentimenti antifascisti, mentre poi venne rettificata in altra più prudente, più subdola e per me più umiliante, e cioè per 'scarso rendimento' (...). Mi venne riferito che per tentare di giustificare in qualche modo la mia sospensione, il Regio Conservatorio Rossini si sarebbe valso di un riferimento del maestro Giordano, che, quivi invitato dal Ministero nel 1941 per una visita ispettiva, mi avrebbe giudicato 'non idoneo all'insegnamento'».

Il ricorso di Melocchi — il quale rimase sempre convinto che i motivi della sua sospensione fossero del tutto ascrivibili al suo antifascismo — ebbe solo molto più tardi un esito positivo, visto che egli fu richiamato ad insegnare al Conservatorio dal 1947 al 1949. In precedenza c'erano anche state numerose richieste da più parti e petizioni di allievi. Una di queste, datata 7 settembre 1947 e firmata da una quindicina di nomi, così si esprimeva: «Preghiamo che il maestro Arturo Melocchi sia riammesso quale insegnante di Canto a questo Conservatorio di Musica. Dopo varie esperienze con altri maestri siamo convinti che solo lui è il vero competente in materia».

Tra gli allievi di Melocchi a Pesare ricordiamo i tenori Cingolani, Chiodo, Del Monaco, Pagliarani, Parmiggiani, Pullini; i baritoni Baldelli, Cecchetelli (che divenne poi tenore), Grandini, Magini, Melani, Meletti, Monachesi; i bassi Pierbattista e Santori. Soffermiamoci in particolare su Saturno Meletti, Vincenzo Cecchetelli, Mario Del Monaco e Mario Melani.

Il baritono fanese Saturno Meletti cominciò a frequentare il Liceo nel 1925 e soltanto due anni dopo iniziò ad esibirsi in concerti pubblici. Lasciato l'Istituto nel 1928, debuttò nel 1929 al Teatro della Fortuna di Fano, sostenendo il ruolo di Escamillo nella Carmen di Bizet e da quel momento fu scritturato da importanti teatri italiani (Scala di Milano, Opera di Roma, Arena di Verona, ecc.) ed esteri (tra essi il Covent Garden di Londra). Celebre fu la sua interpretazione di Dandini nella Cenerentola di Rossini nel corso di una tournée europea con i complessi del Maggio Fiorentino. Cantò con Pertile, Di Stefano, Lauri-Volpi, Schipa, Callas, Toti Dal Monte, con gli ex-allievi del Rossini Corelli, Del Monaco e Tebaldi e svolse un'attività teatrale, che si protrasse per ben mezzo secolo, interpretando 150 ruoli circa.

Di Fano come Meletti, Vincenzo Cecchetelli, dopo avere studiato per un breve periodo privatamente con Arturo Melocchi, nel 1927 entrò nella sua classe al Liceo e vi rimase due anni, studiando come baritono. Nel 1929, recatosi a Milano, perché chiamatovi da un agente teatrale, che lo aveva precedentemente ascoltato a Fano durante una stagione lirica, ebbe l'opportunità di seguire alcune lezioni di Celestina Boninsegna. Pur convinto sin dal­l'inizio di essere un tenore, egli continuò per motivi economici a cantare da baritono (Marcello e Schaunard della Bohème pucciniana, Silvio dei Pagliacci, ecc.) e, come tale, vinse anche a Firenze un concorso di Canto, rappresentando la Scuola dell'EIAR di Torino. Solo alcuni anni dopo Cecchetelli iniziò lo studio del Canto come tenore, debuttando, dopo l'avvenuto cambio di registro, nei Pagliacci di Leoncavallo. E lo stesso maestro Melocchi, riascoltatolo, approvò tale cambiamento.

Insegnò poi Canto al Conservatorio Rossini dal 1961 al 1966 e ancora dal 1974 al 1978. Tra gli allievi di Melocchi emerge su tutti Mario Del Monaco, che negli anni Venti aveva iniziato a cantare nelle chiese di Pesare. Quattordicenne, fu scelto per il Narciso di Massenet, anche se a quel tempo il cantante era intenzionato a dedicarsi più alla pittura che al canto. Si diplomò infatti alla Scuola d'Arte di Pesaro e solo verso i diciotto anni si accese in lui la passione per il Canto.

Nel gennaio 1935 Del Monaco si iscrisse al Liceo, ove incontrò Arturo Melocchi, col quale intraprese gli studi. La sua carriera scolastica fu piuttosto rapida, perché dall'anno in prova saltò direttamente al II e da questo al IV anno, come risulta dai registri del Conservatorio (anni 1934-1936).

Il cantante, in una intervista di Renzo Allegri dell'estate del 1982 pubblicata nel suo volume Il prezzo del successo (Rusconi, Milano, 1983), definì Melocchi «maestro eccezionale», che insegnava alla maniera antica usando il metodo forte. Alcuni lo giudicavano troppo violento, ma otteneva risultati strepitosi. Seguii i suoi consigli, e dopo un anno avevo una voce potentissima».

Nel 1936 Del Monaco si recò a Roma per partecipare ad un concorso, che vinse con facilità, e Q rimase a studiare con un maestro, che lo allettò, promettendogli future glorie. «Abbandonai gli insegnamenti di Melocchi — racconta il cantante — e cominciai a seguire il nuovo maestro. Questi (...) voleva che diventassi un tenore leggero. Riduci e riduci, di un albero restò uno stecchino da denti (...). Mi resi conto di essere stato rovinato (...)». Chiamato alle armi, Del Monaco riprese da solo a studiare in caserma, a modo suo, aiutan­dosi unicamente col diapason e «con il ricordo dei consigli di un maestro che avevo tradito». Il talento, l'intelligenza e la costanza fecero di lui uno dei più grandi cantanti del secolo. Tenore di forza e irruenza, legato soprattutto all'interpretazione dell’Otello verdiano (lo can­tò 427 volte), fu l'unico a rinnovare i miti di Tamagno e di Caruso. Nel 1940 Del Monaco riallacciò i rapporti con il Liceo Rossini, partecipando alla comme­morazione per il centenario della nascita di Paisiello in un concerto a Taranto, diretto da Amilcare Zanella, nel corso del quale si esibì anche il baritono pesarese Mario Melani, entrato al Liceo tre anni prima, nel 1937……….

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Ecco un'interessante presentazione di Anna Seggi in questo interessantissimo sito www.annaseggi.it

LE DUE MODALITA’ DELLA VOCE

La tecnica dell’affondo del suono (con abbassamento laringeo e produzione di vibrazioni nella parte più profonda del vocal-tract), ci permette un suono corposo, profondamente radicato nel corpo, vellutato, importante, naturalmente scuro. L’aria sembra consumarsi poco, per l’intensa e corposa chiusura delle corde, si ha l’impressione che venga risucchiata verso il basso, mentre dilata ed esplora lo spazio laringeo, le vocali si generano sul fondo e da li propagano le loro vibrazioni verso l’alto, si ha una sensazione di ancoraggio basso e flessuoso. La tecnica della voce di punta (basata sullo sfruttamento dei risuonatori facciali e sulla concentrazione delle vibrazioni in una zona circoscritta, posta all’incirca sulla parte superiore del palato duro, in comunicazione vibratoria con il naso e la testa), ci permette un suono brillante, penetrante, tendenzialmente chiaro, in cui l’uscita dell’aria è maggiormente avvertita e assomiglia a una colonna con il capitello appoggiato sui risuonatori anteriori, le vocali sembrano formarsi dall’incontro dell’aria con questi, si ha una sensazione di ancoraggio verso l’alto, lo spazio necessario al suono viene cercato nella direzione opposta rispetto alla laringe, con innalzamento del palato molle. E’ possibile coniugare questi due “mondi”, apparentemente così distanti e quasi antitetici? Nel canto ciò non solo appare realizzabile, ma è indispensabile, perché nessuno dei due sistemi, usati singolarmente e in maniera esclusiva, appare soddisfacente, è stancante per la voce e per l’udito, anche di chi ascolta.
Comunque, anche optando forzatamente per una sola delle due possibilità, la natura provvederà da se’ ad elargire una certa quantità dell’una nell’altra modalità, dando vita a una “miscela” di registri dalle proporzioni sempre variabili. Se poi il cantante è così intelligente musicalmente da dosare queste due possibilità, senza quasi farsene accorgere e assecondando le esigenze della musica e del proprio stile espressivo, allora il “problema” non esiste più: la “matriosca” della voce ha compiuto la sua alchimia.

Nei cantanti più bravi si può notare un continuo e sottile assestamento, espressivo, fra i due modi, come se la voce galleggiasse fra due poli, appropriandosi ora più dell’uno o dell’altro, avendoli facilmente e fisicamente a disposizione. Le voci più “modulate” risultano più interessanti di quelle “mono-colore”, magari vanno incontro a maggiori rischi di disomogeneità, quando addirittura di intonazione…ma l’effetto finale è senz’altro più coinvolgente.

 

 

 

 

 

 

 

L’ uomo e la Musica

 

 

L’uomo nel cui cuore la musica è senza eco,

 

L’uomo che non si commuove

 

A un bell’accordo di suoni,

 

E’ capace di tutto,

 

Di tradire, di ferire, di rubare,

 

Ed i moti del suo spirito

 

Sono foschi quanto la notte

 

E le sue passioni nere quanto l’inferno.

 

Non ti fidare di lui.

 

Ascolta la Musica.

 

 

William Shakespeare

 

Curiosity

The fourteen essential rules to be a good maestro in singing - Blanche Marchesi

Very often you cannot say that a good teacher had been known only because of his results. A single student that had become famous is not sufficient to judge the method, a single swallow does not make a springtime! It is what comes out of a certain method in terms of results and numbers that the latter should be judged, I do not know much about how a voice is formed but I know that many teachers like to work on the orientation and development of a number of different voices seeking a best economic advantage for themselves.
The fourteen essential rules to be a good maestro in singing are:

 

 

 

 

 

1. To have sang on the stage but not to have been necessarily a famous singer.
2. To have studied and learned by a Maestro of a great school.
3. To have heard great singers in live.
4. To posses the ability and competence to transmit “knowledge”.
5. To love the profession.
6. To be a musician.
7. To know the vocal repertoire of the past and present.
8. To be capable to teach any kind of singing music: opera, oratorio, sacred music, canzoni, single brands of singing, etc.
9.To know the most important literature of the world.
10.To know, at least, the four main languages.

11.To be interested in various expressions of the arts.
12.To have a inclination in the field of the physiology, psychology and the pathologies of singing and, if possible, the predisposition and sensibility to guess, if voice, soul and body could be in a perfect accordance.
13.To have the energy necessary to guide the students.
14.Patience.
This last one is the quality most rare but necessary for a good teacher… Only the one that knows well in details the difficulty can help, the one that is capable of judging the intelligence and the capacity of the student in front of him could have the patience to give them guidance, every day, suggestions to overcome the errors and continue onto the right path. The serious studying is a long road full of obstacles and difficulties of all kinds. I do not want to elaborate on the ignorance that is reigning in the world of singing, only few people admit and know that the process of studying requires important means, years of patience without end; instead many, expect that they would be taught to sing in a couple of weeks. In the singing process the human body and mind should work simultaneously…Only time and patience can bring a process of learning to a perfect physical-vocal success, athletes know how much time, muscles, nerves and persistence it takes to acquire an ability. It could be that a wonderful pedagogue sometime may feel sad and indisposed. It is indeed a lot to ask from one to be human, and be always in perfect equilibrium and good mood every day of his life.

From “The School of Singing from the Rossini Conservatoire in Pesaro” by Enzo Vecchiarelli

In the beginning of the new century the activity of Arturo Melocchi, of Fabriano as well as Elisa Petri was Rinalda Pavoni. Born in 1885, she was accepted in the class of signora Bordato-Renzi in January 1902 and since 1904 continued on her studies with the maestra Brambilla-Ponchielli.

While still a student she took part in the commemoration since the 150° anniversary of Mozart’s birth in May of 1906, enjoying a lot of success. She made her debut in Savona in 1907, the year of her graduation, in Pagliacci and the principal theatres saw her as an excellent interpreter. Retiring from the stage in 1922, she was asked a year later by the Liceo Rossini, where she taught till 1955, having numerous students among which were Franco Corelli, Marcella Pobbe, Giuseppe Morresi, Angelo Bartoli, Marcella Govoni, Paola Mantovani.

In September of 1904 the singing teachers Campana and Bordato-Renzi were dismissed from their positions by the administration of the School. A regrettable episode but in a way anticipated. Informing about that incident, newspaper «L'Adriatico» of 29 September 1904 in fact affirmed that the situation of the school of singing was deplorable and the two maestros had been put on a trial for a long time, who on the other hand were defended by the competitive newspapers «II Progresso» and «La Sveglia». In this way a polemic was started and for about a year and a half after which «Adriatico» does not mention anything about the singing courses in the Liceo.

During the three scholastic years between 1904 and 1907 the Faculty of Singing for women was occupied by signora Teresa Brambilla-Ponchielli and the one for men by professors Enrico Rosati (2 years) and Federico Bugamelli (only one year).

Brambilla-Ponchielli, drammatic soprano, that was formed on the major Italian and europeand theaters in 1872 had interpreted the part of Lucia in the new version of I Promessi sposi created by Amilcare Ponchielli for the opening of the Teatro Dal Verme in Milano. On that occasion she had the chance to be introduced to the composer who she married. She interpreted all the operas of her husband and Giuseppe Verdi directed her in Genoa (1875-1876) in Aida. Before her arrival in Pesaro she had taught in Geneva. Two more professors took up office in the scholastic year of 1907-1908: Edvige Ghibaudo and Giuseppe Bràcci, among the most distinguished and prepared pedagogues of the time. Edvige Ghibaudo had performed for many years on the stage of the theaters as the La Scala in Milano and San Carlo in Napoli. She had started her didactic career in Rome and at the occasion of her arrival in Pesaro in 1908 «La Cronaca Musicale» posted a memo reminding of her activity as a singer and of her voice with an exceptional diapason capable of performing roles both of mezzosoprano and soprano. Her nomination was backed by Arturo Toscanini with a telegram to Amilcare Zanella, director of the Liceo, in which he praised her merits of an excellent artist and her high culture. The famous singer Regina Pinkert, in a letter to Zanella, pointed out the same motivations. However, Ghibaudo, had to pass a regular exam that was required by the school administration to verify her competence.

Among her students there was a singer from Pesaro whose career is symptomatic for a kind of situation, still alive in the twenties and the thirties: the singer was the soprano Anita Mazza, accepted at the school October of 1922.

In those times the theater companies and artistic agencies took into consideration the recommendations made by teachers of singing about young and gifted students which meant that some students introduced to the reality of the opera theater from the very first years of their studies.

Such was the case for Anita Mazza, who, after had studied for about three years first with Ghibaudo and after that with Pavoni, was invited by a company with which she traveled to South America. After that she traveled to different parts of the world singing next to Toti dal Monte, Lina Pagliughi and Maria Caniglia, and interpreting an great number of roles.

Giuseppe Bràcci, on the other hand, had studied Law but had an excellent all-rounded musical preparation, having already the experience not only of a teacher (he had taught before in Milano) but a pianist, organist and conductor of an orchestra. Unfortunately after only five years of teaching at the Liceo Bràcci died. Zanella, troubled to find a substitute went to Milano with the hope of finding a maestro in Singing worthy to inherit the position of his predecessor, a musician, most of all well prepared and competent.

In a letter from January 1912, Zanella wrote from the center of Lombardy to the President of the Liceo: «Professor Melocchi I believe would be worthy to substitute professor Bràcci». That same month Arturo Melocchi began to teach at the Liceo, where he remained until the first of May 1941.

Being from Bergamo, a good pianist, having studied Singing at the Coservatorio in Milano as well as Composition and Laringoiatria. He spoke correctly English, French, and Russian and for three years had taught Singing at the musical institutes in Shangai and Hong-Kong. He continued that activity later at the Milanese Conservatoire. His long permanent presence in Pesaro allowed him to form a number of artists, nevertheless, it was not an easy life: his method was in fact mostly questioned and considered by some to be almost violent.

It was after an inspection by the Ministry of Public Education, directed by Umberto Giordano in 1941 at the Liceo Rossini, that had become that same year a Royal Conservatoire, in a document preserved in the institute was declared that «professor Arturo Melocchi had to be placed in retirement, given the fact that the inspection committee, that had arrived at that time in Pesaro to affirm the requirements for the royal accreditation, had given, an opinion on his nomination that his employment was no longer possible». Melocchi, in a document addressed to the same Ministry, dated 31st of August 1945, asking for a considering his readmission to teach in the Conservatoire, wrote: «I had been dismissed without any notification and only through a verbal invitation given to me by the attorney Michelini-Tocci, at the time a President of the Liceo Rossini (...). Some people that were interested in the motivations for my suspension were told that it was because of my antifascist sentiments, while later on the reasons were reinstated in a more prudent, more subtle and for me particularly, more humiliating form, i.e. for 'poor performance' (...). I was told that in order to find a way to justify my suspension, the Royal Conservatoire Rossini had used a recommendation given by maestro Giordano, who, having been invited by the Ministry in 1941 for an inspection visit, had found me 'not competent to teach'».

The appeal of Melocchi — who remained always convinced that the motives for his suspension could have been all because of his antifascism — was only later a positive argument, being the fact that he was called back to teach at the Conservatoire from 1947 until 1949. Before that there had been numerous petitions and demands from students and different parties. One of these, dated 7 of September 1947 was signed by about fifteen names stated the following: «we ask that Maestro Arturo Melocchi is being reinstated as professor in Singing in that Music Conservatoire. After several experiences with other teachers we are convinced that only he is truly competent in that matter».

Among the students of Melocchi in Pesaro we remember the tenors Cingolani, Chiodo, Del Monaco, Pagliarani, Parmiggiani, Pullini; the baritones Baldelli, Cecchetelli (who later becomes a tenor), Grandini, Magini, Melani, Meletti, Monachesi; the basses Pierbattista and Santori. Lets’ discuss in details Saturno Meletti, Vincenzo Cecchetelli, Mario Del Monaco and Mario Melani.

The fanese baritone Saturno Meletti began to attend the Liceo in 1925 only two years after that began to perform in public concerts. He left the Institute in 1928, debuted in 1929 at the Teatro della Fortuna in Fano, in the role of Escamillo in Carmen by Bizet and from that moment was engaged by important Italian theaters (Scala di Milano, Opera di Roma, Arena di Verona, ecc.) and abroad (among which Covent Garden in Londra). Famous was his interpretation of Dandini in Cenerentola by Rossini during the course of a European tour with a group from Maggio Fiorentino. He sang with Pertile, Di Stefano, Lauri-Volpi, Schipa, Callas, Toti Dal Monte, with the former students of the Liceo Rossini Corelli, Del Monaco and Tebaldi and had a theatrical activity that lasted for a good half a century interpreting about 150 roles.

Form Fano like Meletti, Vincenzo Cecchetelli, after having studied for a short period privately with Arturo Melocchi, in 1927 entered in his class at the Liceo and stayed there for two years, studying as a baritone. In 1929, he went to Milano, because was called by a theatrical agent, who had heard him previously in Fano during an operatic season, and had the opportunity to attend a couple of lessons with Celestina Boninsegna. While being convinced from the beginning to be a tenor, he continued because of economic reasons to sing as a baritone (Marcello e Schaunard from the Puccini in Bohème, Silvio from Pagliacci, ecc.) and, as such, won also a singing competition in Florence, representing the School of EIAR of Torino. Only a few years after that Cecchetelli began to study as tenor, debuting after he obtained the change of the register, in Pagliacci by Leoncavallo. And Maestro Melocchi himself, hearing him, approved such a change.

Later he taught Singing at the Conservatoire Rossini from 1961 till 1966 and again from 1974 till 1978. Among the students of Melocchi emerges above all Mario Del Monaco, who in the twenties had began to sing in the churches of Pesaro. At the age of fourteen he was chosen for the Narciso by Massenet, even if at that time his intentions were to devote himself to art of painting rather than to singing. He, in fact, graduated from the Art School of Pesaro and only after he was about eighteen years old the passion for singing was lit up in him.

In January of 1935 Del Monaco was enrolled at the Liceo, where he met Arturo Melocchi, with whom he started his studies. His scholastic career was quite fast, because he jumped from the preparatory classes directly to the II year, and from the II to the IV year, as it is shown by the registers of the Conservatoire (years 1934-1936).

The singer in an interview, by Renzo Allegri from the summer of 1982 published in his volume Il prezzo del successo (Rusconi, Milano, 1983), defined Melocchi «maestro eccezionale», (an exceptional maestro) who taught according to the old method using the strong method. Some considered the method to be very forceful but it was producing results that were enormously applauded. He followed his advice, and after a year he had a very potent voice».

In 1936 Del Monaco transferred in Roma to participate in a competition, that he won with ease, and stayed there to study with a maestro, who enticed him with a future glory. «I abandoned the teachings of Melocchi — tells the singer — and began to follow the new maestro. That one (...) wanted to make me a light tenor. Diminish and diminish, what was a tree became a toothpick (...). I realized that I was ruined(...)». Called into the armed service, Del Monaco began to study by himself in the military, in his own way, helping himself only with the diapason and «the memory of the advice of a maestro he had betrayed». The talent, intelligence and the persistence made him one of the greatest singers of the century. Tenor of force and impetuousness, related most of all to the interpretation of the verdian Otello (he sang it 427 times), was the only one to evoke the myths of Tamagno and of Caruso. In 1940 Del Monaco reestablished his relation with Liceo Rossini, participating in the commemoration for the one hundred years of the birth of Paisiello in a concert in Taranto, directed by Amilcare Zanella, during which was presented also the baritono from Pesaro Mario Melani, who had entered the Liceo three years before that in 1937……….

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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